domenica 16 aprile 2017

Dato che il vecchio blog è irrecuperabile su internet, ho deciso di ripubblicare alcuni articoli.
Nel 2009 ne scrivevo uno sulla Pasqua.





Due parole sulla PASQUA Come spesso capita ci si fa gli auguri per una festa ma non si sa cosa si debba effettivamente festeggiare.

Cos'è la Pasqua?
Per la maggior parte della gente, diciamocelo, un'opportunità di saltare qualche giorno di scuola e/o di lavoro. Per tanti la seccatura o il piacere di andare a trovare i parenti per un pranzo/cena. Per qualcuno una ricorrenza liturgica.

Oggi noi, cresciuti a pane e Vangelo, festeggiamo la Pasqua in quanto “Resurrezione di Cristo”.

Ok, è un buon motivo, per alcuni, di festeggiare questa ricorrenza. 

Ma come capita con la stragrande maggioranza delle feste cristiane questa non è che l'ultima interpretazione di una serie di festeggiamenti dalle ragioni molto più antiche. Andiamole a vedere assieme.

Ripeto la domanda: cos'è la Pasqua?

Intanto perché la si festeggia sempre in un periodo diverso?

Ovvero, se Cristo è nato nell'anno 0 il 25 dicembre (anche se in origine forse era il 19 o 20 Aprile del 4 d.C., ma ne parlerò in un articolo dedicato al Natale) ed è morto 33 anni dopo e risorto dopo tre giorni, perché la resurrezione la si festeggia sempre in una data diversa?
Perché parliamo di date simboliche che si sono inserite sopra ai festeggiamenti della Pesach ebraica.
Anche la Pesach è una festa sovrapposta sui festeggiamenti del grano e dell'orzo originari del mondo Levitico e greco.

In Grecia era una festa dionisiaca.
In medio oriente era una festa dedicata a Jahvéh e a Dioniso Sabazio che, come osservano alcuni studiosi (tra i quali cito Robert Graves, forse il più autorevole) erano in pratica la stessa divinità.
Entrambe le ricorrenze erano in originale feste orgiastiche che celebravano il ritorno alla vita e l'inizio della primavera, con sacrifici animali (l'agnello... non il coniglio, che deriva da un altro mito di cui parlerò tra qualche riga), grandi ubriacature e accoppiamenti benedetti da molte nascite.

Ricapitolando, Cristo si è sovrapposto alla Pesach, e la Pesach si è sovrapposta ai riti dionisiaci... ma i riti dionisiaci che origine hanno?
È tutto molto semplice.

La Pasqua si festeggia in un periodo in cui la terra rinasce, il sole diventa più caldo e la natura si risveglia.
Nell'ordine inverso dello sviluppo delle comunità umane quindi: i contadini festeggiavano lo sbocciare del coltivato, gli allevatori i primi accoppiamenti delle loro bestie e i cacciatori il risveglio della selvaggina e il ritorno dei primi uccelli migratori.
Fin dalle prime comunità umane, insomma, era un gran periodo da festeggiare!
Un periodo ampio che si inquadra con una ben precisa definizione astronomica:

la domenica successiva al primo plenilunio successivo all'Equinozio di Primavera...

in termini più semplici: quando ormai siamo ASTRONOMICAMENTE (e definitivamente) usciti dall'inverno.

Possiamo immaginarceli questi uomini primitivi che vivevano di caccia che dopo duri inverni freddi e senza la possibilità di recuperare facilmente cibo vedono la natura risvegliarsi, gli alberi riempirsi di gemme e, piano piano, nuove prede che tornano sui pascoli ed escono dalle loro tane.

Anche quando comprendono che è più facile allevarli certi animali, per avere sempre una “scorta” pronta, dopo un inverno che ne ha visti morire molti, finalmente assistono ai primi accoppiamenti e alle prime gravidanze perché il richiamo della natura fa il suo lavoro. E anche la terra si risveglia, i primi fiori sbocciano, le gemme crescono e diventeranno il tesoro per il quale i contadini avevano tanto pregato durante i lungo inverno. 

Comunque si sviluppasse la comunità umana, questo era un periodo da festeggiare.

Poi, le comunità levitiche perfezionano sempre più la comprensione delle stagioni e dell'agricoltura e il grano e l'orzo si fanno sempre più comuni e il loro rigoglio merita una festa. Una festa al Dio dell'ebrezza perché dal grano si fa il pane ma dall'orzo, come hanno imparato dai vicini egizi, si ricava la birra.
E non solo gli animali si accoppiano, ma siamo fuori dal l'inverno, abbiamo “effettuato il passaggio”. Festeggiamo la vita fecondando e procreando e facendo l'amore perché non c'è modo più bello di festeggiare.

Poi le cose si evolvono e i miti si sovrappongono, e gli ebrei emigrati in Egitto, coloro che hanno riportato conoscenze quali quelli della preparazione della birra, riacquistano un paese e le tribù si riuniscono, i beduini sono nomadi, ma gli ebrei diventano stanziali e fondano un nuovo grande gruppo e la religione muta e diventa più personale. 

Non si creano religioni dicendo “Prima stavamo là, poi siamo venuti qui e adesso fondiamo una religione...” ma si devono definire miti epici e grandi battaglie.

Si deve dire “Eravamo SCHIAVI! Ma DIO ci ha liberati!”. 

Bisogna creare un collante etnico e culturale e nulla unisce più la gente che un nemico comune.
Gli Egiziani non sono più “I vicini dai quali abbiamo lavorato e dai quali abbiamo appreso a fabbricare la birra...” ma diventano “Gli oppressori che hanno tenuto schiavo il nostro popolo e dai quali siamo fuggiti grazie al messo del Signore!”. 

(Poco importa che storicamente in quel periodo Ramesse fosse occupato con le guerre ittite e che sinceramente poco gliene importasse di operai che decidevano di andarsene via... un po' come se qualcuno venisse a dire al governo italiano “Lascia andare il mio popolo!!” intendendo i Marocchini o i Rumeni che sono immigrati qui... sinceramente, pensate che dovrebbe trasformare il Tevere in Sangue per convincere Napolitano?).

Quindi non si festeggia più il passaggio della natura dall'Inverno alla Primavera ma la parola Pesach, che significa “passare oltre”, diventa “passare oltre il confine egiziano ed entrare nel territorio degli ebrei” o (ancora più arzigogolato) sta a intendere che l'angelo della morte, vedendo le porte degli ebrei segnate con il sangue dell'agnello, “passa oltre” e va a uccidere i primogeniti egizi. 

Da qui anche la spiegazione dell'agnello che non è più un sacrificio in onore di Dioniso ma un uccisione per salvare i figli d'Israele. 

Poi arriva un nuovo Dio.
La grande rivoluzione del Cristianesimo è quella di parlare d'amore. Non è più un Dio vendicativo (“Uccidi tuo figlio!” “Sodoma e Gomorra!” “Il diluvio!” “Saul ti voglio bene - non te ne voglio più - adesso voglio più bene a David che uccide più gente di te!” ecc.) ma un Dio che dice “Voletevi bene e amate il prossimo”, “non tirate sassi in testa alle donne” e “meglio essere uccisi che uccidere!” e il bellissimo “Perdona loro!”. (Ok, poi questo ha portato alle Crociate, all'Inquisizione, alla Controriforma... ma è un'altra storia).

Comunque arriva questo rabbino riformatore e dà dei nuovi input.

La cosa piace (beh, non a tutti tant'è vero che la classe sacerdotale lo fa uccidere dai Romani 'ché i colonizzati non possono mettere a morte con le loro leggi) e mischiano la sua figura con altre divinità: da un lato Ahura Mazda, con il suo dio Mitra e il suo profeta Zoroastro, e dall'altra Asclepio e Dioniso (che torna di nuovo a farsi sentire).

Prendendo spunto da Asclepio e Dioniso creano la grande bagarre dei miracoli e delle guarigioni. L'acqua in vino (miracolo dionisiaco) guarire gli appestati (miracolo di Asclepio/Esculapio che, guarda caso è figlio/allievo di Apollo/il Sole, come Ahura Mazda/il Signore della Luce è la luce del giorno/il sole e mitra è il sole/figlio di Dio...).

Dal Mazdeismo viene ripresa l'idea della resurrezione, che comunque era comune tra le divinità greche e i vari re/dei greci che venivano uccisi davvero nel passato matriarcale (dove le regine sacerdotesse uccidevano il re d'inverno e ne impalmavano uno nuovo in primavera “resuscitandone” il ruolo di “fuco”) e che nel periodo patriarcale pre-ellenico inscenavano semplicemente la loro morte e la loro resurrezione come il sole che muore d'inverno e rinasce a primavera...

Insomma, su queste idee si innesta il mito della morte e resurrezione di quel grande maestro che è Cristo e la sua uccisione e resurrezione nel periodo di Pasqua si trasformano nei festeggiamenti che tutti conosciamo e seguiamo in questo occidente Cristiano. 
Che inoltre Cristo sia chiamato anche l'Agnello e venga ucciso come sacrificio è una considerazione che lascio approfondire a voi.

Un'ultima cosa. Nei paesi germanici invece questo periodo veniva festeggiato in onore della Dea solare (per i Vichinghi e i popoli germanici il sole era femminile e la luna maschile) Eostre che aveva sacre lepri e conigli come simbolo di fertilità (“scopare come conigli” si dice ancora adesso, no?). 
Seguendo gli stessi sviluppi sociologici che abbiamo visto più sopra, è all'origine del nome sassone della Pasqua ovvero Easter (con il tedesco Oster) e per questo gli inglesi e gli americani hanno il coniglietto pasquale e non l'agnello.

Tra l'altro Eostre, c'entra chiaramente con Est, il punto cardinale, perché Eostre era il sole e sorgeva a Est. (Io trovo anche curioso il suono simile di Eoster e Istera, ovvero utero... ma qui credo di “farla fuori dal vaso”.) … 

E le uova? Sono un simbolo del sole (per la forma) e della terra che tiene i germogli al caldo... e della nascita, ovviamente... e lo scambiarsi uova deriva dall'usanza latina di regalarsi uova tinte di rosso come simbolo dell'inizio della nuova vita che giunge con la primavera. Per amor di spiegazione ho semplificato un po', non lo nego, ma il tutto serve a far riflettere che tutte le religioni dall'alba dei tempi si mischiano e dicono le stesse cose, solo le chiamano con nomi diversi.

L'unica cosa che ha un senso è amarsi l'un l'altro. Quindi volemose bbene e: Buona Pasqua a tutti!!

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